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Cambiamento climatico? Tutte balle di Roberto Amici

I bar e molte cancellerie di Governi pullulano di affermazioni come quella del titolo. Eppure, molti bar sono frequentati anche da persone avvedute. Per carità, lungi dal voler generalizzare e accondiscendere ad affermazioni qualunquistiche. Però.

Però la distanza fra fatti, dati, numeri e decisioni conseguenti da parte dei governanti risulta spesso notevole. E i mezzi di comunicazione, condizionati anche da proprietari con interessi a dir poco ambigui, non mettono in evidenza, o addirittura nascondono, la gravità delle (non) scelte dei governi sul cambiamento climatico. I cittadini così finiscono per sapere poco o niente, ad esempio, su quanto il cambiamento (il peggioramento, in realtà) del clima stia agendo e agirà sulla loro salute e su quella dei loro figli.

Certo in TV e sui giornali si vedono turisti sudati, si segnalano gli “allarmi” di vari colori, si suggeriscono stantii consigli su come “difendersi” dal caldo, si segnalano incendi, si intervistano esperti e inesperti (spesso con risultati mediaticamente ridicoli). Dove però stanno l’analisi delle cause, la progressione di esse nel tempo, l’elaborazione dei problemi, la valutazione dei costi, la definizione degli interventi correttivi necessari, la loro pianificazione? Insomma: dove stanno i dati, i numeri?

Intanto dati e numeri sulla salute ci sono. Il rapporto, pubblicato su “Lancet” nell’aprile 2026 dal titolo: “The 2026 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: narrowing window for decisive health action”. Si tratta della terza edizione della ricerca scientifica sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute e di quanto il tempo per intervenire sia ormai molto limitato. Centinaia di ricercatori, Istituti e Università primarie, in modo collegiale e interattivo, praticamente in tutti i Paesi europei, hanno, per la terza volta, indagato sul campo, poi documentato e scritto i risultati.

Solo alcuni dei dati: aumento del numero di decessi attribuibili al calore nel corso del 2015-2024 rispetto al 1991-2000, con un aumento del 95%. L’esposizione al calore è aumentata del 254% per neonati e anziani (>=65 anni). Dell’88% è aumentato, con l’aumento della temperatura, il rischio che l’attività fisica leggera o moderata, che sarebbe invece salutare, diventi dannosa per la salute. Le nuove temperature medie hanno reso idonee anche le regioni europee alla diffusione di malattie tropicali (ad esempio la dengue). La siccità crescente ha progressivamente provocato crisi alimentari, con conseguenti patologie connesse, ovviamente negli strati più poveri della popolazione. Le quali, altrettanto ovviamente, sono anche in grado in modo insufficiente di difendersi dalle alte temperature, sia in ambiente domestico che altrove. Patologie crescenti si sono sviluppate su lavoratori particolarmente esposti: nell’edilizia e nell’agricoltura, ad esempio. Gli stessi incendi, e gli effetti conseguenti, si manifestano soprattutto in zone economicamente disagiate, anche se poi, sui giornali, appaiono soprattutto quelli che mettono in difficoltà le zone turistiche. Perfino documentata è la riduzione dell’offerta di lavoro, con l’aumento costante delle temperature.

Tutto ciò, ed altro, è stato rilevato utilizzando 5 gruppi di indicatori, esplosi poi in decine di sotto indicatori, monitorando l’andamento della crescente temperatura media e delle sue conseguenze (come si vede, sulla salute, ma anche sull’economia). Chi volesse può naturalmente leggere il Rapporto. 

Rigore metodologico, autorevolezza dei ricercatori, conferma dell’andamento progressivamente peggiorativo nei tre Rapporti, numerosità dei Paesi studiati sono una base su cui i Governi dovrebbero urgentemente lavorare per fare quello che finora non è stato fatto. E, forse, occuparsi di un disastro annunciato e comune, che dovrebbe essere prioritario, piuttosto che scannarsi in modo incivile su ormai ridicole questioni territoriali o etniche o religiose. Il cambiamento climatico non avrà confini e i danni saranno di tutti, anche se, soprattutto all’inizio, dei più fragili. 

E, va aggiunto, il cambiamento climatico, mentre i Paesi europei si fanno dispetti infantili sui migranti, se non affrontato e corretto, inevitabilmente produrrà una marea di flussi migratori enorme e inarrestabile: le aree, già ora invivibili per motivi politici ed economici dell’Africa e del Medio Oriente, diventeranno invivibili anche per motivi legati al nuovo e disastroso clima. E non ci saranno, a quel punto, barriere, muri, leggi, partiti, soldati, demagoghi che possano impedirlo. 

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