Il Giallo della Medicina Genere Specifica . Quarta ed ultima puntata. Sherlock Holmes chiude l'inchiesta. di Roberto Amici
Ormai Holmes e Watson possono sciorinare indizi, prove, meriti, colpe (se ci sono) ed eventualmente i colpevoli: ma sono i giudici, non i detectives a dover giudicare. E chi sono o dovrebbero essere i giudici in questo caso? Lo vedremo alla fine. Prima di cominciare, mi piace ricordare ai 2 miei lettori che hanno meno memoria (dei 5), che Medicina di genere specifica non riguarda la salute delle donne ma la salute di tutti: maschi, femmine e non solo.
Il filo logico-documentale da seguire: le intenzioni, le norme, i finanziamenti, i fatti.
La Legge-delega n.3 del 2018 mostra sicuramente, all’art. 3, buone intenzioni: “Applicazione e diffusione della medicina di genere nel Sistema Sanitario Nazionale”. Intenzioni confermate dalle molte “cose” da fare: Piano nazionale, nomina Referenti e gruppi tecnici regionali, Relazione annuale del Ministero al Parlamento, Decreto del Ministero per un Piano formativo nazionale. Bene, bravi! Ma qualche contraddizione c’è. Intanto l’inserimento in una Legge-delega il cui titolo è “…sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”. L’avvocato del diavolo potrebbe dire: la Medicina di genere che c’entra col titolo della legge? Niente, ma non c’è nulla di male, risponde il giudice. Quindi, obiezione respinta. Anche se, si può ri-obiettare, l’omogeneità dei contenuti in una legge dovrebbe essere cosa ovvia. Ma un’ulteriore contraddizione va segnalata: al sesto comma dell’art. 3 è esplicitamente scritto che per tutte quelle buone intenzioni non è previsto alcun finanziamento. Su questo tornerò.
Nonostante ciò, va detto, è nato davvero nel 2019 il Piano nazionale, alla cui redazione (59 pagine) hanno contribuito il Centro di Riferimento per la Medicina di genere dell’ISS (vedi nella Legenda in fondo il significato di tutti gli acronimi), il Ministero della Salute, il Tavolo scientifico di esperti e referenti delle Regioni (8 su 20), un numero consistente di IRCCS (31), “condiviso con AGENAS e AIFA”. Si tratta del lavoro apprezzabile di parecchie decine di persone oltre che di molte Istituzioni. In larghissima misura del Centro-Nord.
A questo punto Holmes e il suo Watson devono indagare su cosa sia stato fatto davvero di quanto la Legge prima, e il Piano poi, indicavano. Ottime guide per l’indagine a livello nazionale dovrebbero essere: la Relazione “annuale” e l’Osservatorio dedicato (comma 5) che avrebbero consentito di verificare via via lo stato di attuazione della “applicazione e della diffusione della Medicina di genere”. E poi, ovviamente, cosa le Regioni e l’Università hanno realizzato negli anni successivi alla Legge e al Piano. Vediamo se è possibile districarci fra le note che Sherlock ci ha cortesemente affidato:
- Le Legge-delega (11/1/2018) prescrive che (comma 1 dell’art.3) il Ministero della salute, entro 12 mesi, predisponga un Piano per la diffusione della Medicina di genere. Fatto davvero e nei tempi previsti (12 mesi)!Prevede anche che esso sia aggiornato ogni 3 anni: non è avvenuto. La stessa Legge prescrive anche (comma 4 dell’art.3) che lo stesso Ministero, di concerto con quello della Salute, predisponga un Piano formativo nazionale per la Medicina di genere, che ha visto la luce, senza fretta, il 24/3/2023: più di 5 anni dopo.
- La Relazione “annuale” prevista (nel Piano del 2019 e quindi -elementare, Watson- dal 2020) è stata presentata (259 pagine) dal Ministero della salute il 10 dicembre 2024, relativa agli anni 2020-2021. Essa è l’unica. Lo stesso “Servizio (parlamentare) per la qualità degli atti normativi” nel febbraio 2025 dà un giudizio severo su tale relazione sulla base di alcuni elementi: il mancato rispetto della cadenza annuale della Relazione, che non viene giustificato, l’assenza di indicazioni che rendano comprensibile come le azioni previste possano modificare positivamente l’approccio attuale, la scarsità di rilievi statistici su sottopopolazioni, l’incompletezza di dati in molte Regioni.
- L’Osservatorio nazionale presso l’Istituto Superiore di sanità. Costituito da 36 componenti divisi in 6 gruppi di lavoro. Dal 2020 si svolgono 7 assemblee plenarie, i gruppi di lavoro si riuniscono, ciascuno, 4 volte nel 2021, 3 nel 2022, 3 nel 2023. Ogni gruppo elabora report (complessivamente 17) approvati via via nel tempo. L’ultima traccia di lavoro (approvazione di report) è del 25/1/2024.Particolare da aggiungere: la Legge 3/2018, oltre a non prevedere il finanziamento della legge stessa, esclude in modo esplicito che i componenti dell’Osservatorio possano ricevere alcun emolumento, neanche in forma di rimborso spese (comma 5 dell’art.3).
- Le Regioni. Come dimostrato sopra, l’Osservatorio ha da tempo smesso di “osservare”, la Relazione “annuale” al Parlamento, presentata al Parlamento a fine 2024, giudicata insufficiente dal Servizio per la qualità degli atti normativi nel 2025, descrive solo gli anni dal 2020 al 2021. Sherlock ha dovuto quindi cercare altre fonti, molto disperse, sperabilmente attendibili, aggiungerle a quelle ufficiali anche se ampiamente datate, per capire lo “stato dell’arte”. Due Regioni (Sicilia e Piemonte) hanno approvato un Piano regionale per la Medicina di Genere, che non era un obbligo previsto dalla Legge. Obbligatorio era che fosse recepito il Piano nazionale, nominato il Referente regionale, istituito un Gruppo tecnico regionale ed inviati contributi al Ministero per la Relazione “annuale”. Questi adempimenti formali sembra siano stati, sebbene non dappertutto, rispettati, ma i contributi inviati sono stati ampiamente disomogenei, pur essendo stata prevista una scheda comune da compilare. Scorrendo le sintesi delle schede, appare chiaro che sia le informazioni inviate (e non verificate: quindi autocertificate) che le attività svolte sono molto diverse da Regione a Regione. Da esse non è difficile comunque dedurre che, indipendentemente dall’avere o non un Piano regionale, Toscana, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Bolzano appaiono essere quelle che hanno lavorato più concretamente, alcune, come il Lazio, hanno molto basato le attività sugli IRCCS, altre, come la Sicilia, hanno messo in evidenza in prevalenza attività svolte da privati, altre ancora hanno furbescamente inviato informazioni su attività future, altre infine non hanno mandato alcunché (fra queste le Marche e la Val d’Aosta). Sulle Marche Watson è stato incaricato di scoprire qualche altro dato, che vedremo poi.
- La formazione e l’Università. S’è detto del ritardo con cui è nato il Piano formativo per la Medicina di Genere che prevede una serie di indicatori per la verifica triennale dei risultati. Al momento non ci sono evidenze che ci sia in corso un’attività di verifica. Ma, va detto, il terzo anno scade a marzo 2026. L’impressione che si trae dalla letteratura e dal web è che, come per la diffusione, anche per la formazione, ci siano Regioni più attive ed altre meno (la medesima distribuzione descritta in precedenza). Così ogni Regione ha agito per proprio conto: talvolta iniziative autonome degli Atenei, talaltra delle Aziende sanitarie, in larga misura Convegni (l’attività ovviamente più diffusa nella gran parte delle Regioni, come si evince dalle schede, perché sponsorizzata e senza obiettivi e risultati verificabili), almeno un Master. Impossibile quindi elaborare un elenco completo, strutturato e attendibile di ciò che si fa nella formazione pre-laurea (quindi nei Corsi di laurea in Medicina e in Scienze infermieristiche), post-laurea (Scuole di specializzazione, Master), nella ricerca (di base e applicata), nella formazione nelle Aziende sanitarie, nell’organizzazione interdisciplinare dei processi di aggiornamento. Per farlo sarebbe necessario creare un questionario con una matrice di azioni molto specifiche, chiedere ai soggetti istituzionali di compilarlo, valutarne la corrispondenza alla realtà. E trarne le conseguenze per il futuro. Certo gli indicatori previsti dal Piano formativo sarebbero utili. Ma questo esula dai compiti di Sherlock Holmes. Fra l’altro, anche lui, privo di finanziamenti.
- Le Marche. Difficile raccogliere informazioni certe e aggiornate: nessun sito regionale dedicato. Il Referente regionale, prima scelto, non è stato rinnovato, per cui ad un incontro, convocato dall’ISS per fare il punto sulle situazioni regionali, le Marche hanno affidato la presenza (telematica) all’ARS e non al Servizio Salute. Il quadro descritto in quell’occasione (novembre 2025, pubblicazione abstract gennaio 2026) è stato quasi del tutto nell’ambito del Piano Regionale per la Prevenzione: screening dei tumori femminili, vaccinazione HPV, le condizioni di sicurezza delle donne nel lavoro, l’allattamento al seno e un PDTA sull’osteoporosi in corso da anni. E, come ormai sappiamo, la Medicina di genere-specifica non è solo quella che riguarda il sesso femminile. L’Università politecnica ha attivato un Corso monografico sulla Medicina di genere, per la verità poco pubblicizzato ed anche di difficile reperimento nel sito della stessa Facoltà di Medicina. La nostra Associazione, con i suoi scarsi mezzi, sta cercando una collaborazione con l’Università sia per informare i cittadini che per sollecitare le Istituzioni a riprendere iniziative concrete sull’argomento. Non basta qualche Convegno isolato, pur lodevole (ad esempio a Fano nel novembre 2024) per configurare un vero “Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere”.
- Necessario sottolineare come ci siano importanti soggetti che, a livello nazionale, operano sulla Medicina di genere: il GISeG (Gruppo Italiano Salute e Genere), il Centro Studi Nazionale su Salute e Genere (Università di Padova), un Centro con finalità analoghe all’Università di Ferrara, ovviamente l’ISS con il Centro di riferimento per la Medicina di genere di cui si è già detto.Ci sono poi gruppi che se ne occupano nell’ambito di Società scientifiche professionali (ad esempio dei Medici di Medicina generale, dei dermatologi, dei diabetologi, nell’ambito delle Neuroscienze). Esiste inoltre la Fondazione ONDA ETS, centrata sulla salute femminile, presente in numerose città.Di rilievo è la Newsletter, contemporaneamente diretta dal Centro di riferimento dell’ISS, dal GISeG e dal Centro studi di Padova, che, con cadenza circa trimestrale, pubblica interventi, articoli, notizie, link di ottimo livello e potenzialmente molto utili se….
- …se il quadro che Holmes e Watson sono riusciti a descrivere non presentasse qualche problema:
- La Legge disegnava uno scenario futuro sulla MdG ambizioso che però partiva totalmente senza finanziamenti: un problema frequente delle leggi in Italia, su cui sarebbe interessante indagare (la Costituzione, art. 81, comma 3, prescrive che non possono essere varate leggi senza finanziamento).
- La buona volontà su cui evidentemente contava ha avuto all’inizio seguito (il Centro dell’ISS, l’Osservatorio, i referenti regionali, diverse attività) ma gradualmente la spinta è andata diminuendo ai vari livelli, con il cattivo esempio a livello nazionale (tardivo Piano formativo, Rapporto degli anni 2020-2021 presentato una sola volta, e di non buona qualità, nel 2024).
- Al Senato (10a Commissione) è in discussione un Disegno di legge il cui titolo è: “Misure per il potenziamento della Medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale”. Sorprendente, se si pensa a quanto scritto, detto, fatto dal gennaio 2018. E, a leggere il testo, non pare che il motivo del DDL sia giustificato dalle carenze delle iniziative precedenti, evidentemente non efficaci. Peraltro, fra le cose da fare, molte di esse era già scritto dovessero essere fatte nella Legge-delega del 2018. Forse l’idea è che emanare una nuova Legge risolva i problemi attuativi. Aggiungo: anche questa è previsto sia rigorosamente priva di finanziamenti.
- Alcune Regioni hanno autonomamente operato, ma con grandi differenze. Alcune bene, alcune così così, altre non hanno fatto nulla a parte qualche inutile, isolato Convegno. Il mondo accademico non sembra aver risposto in modo entusiasta, con alcune meritevoli eccezioni e comunque non secondo una strategia complessiva. La Newsletter di cui s’è detto è eccellente e “resiste”, sulla base della evidente capacità e competenza dei promotori, ma senza un sostegno adeguato di chi dovrebbe mettere le risorse, per renderla fruttuosa a livello nazionale.
- La Regione Marche, ad essere generosi, ha fatto ben poco. Nel Piano sanitario regionale 2023-2025 (pag. 53) esiste un piccolo riferimento, peraltro, nel capitolo della Medicina territoriale, nessun piano, ma solo generici riferimenti alle differenze di cui tener conto in modo trasversale. Risulta necessaria una ripresa istituzionale seria, con iniziative che coinvolgano collegialmente sia il mondo accademico, sia le Aziende sanitarie, sia le Associazioni e, quindi, i cittadini.
- Ecco: i cittadini. Essi sono, o dovrebbero essere i giudici. Così almeno dicono gli investigatori, non l’umile scrivano di queste note. Perché? Sherlock Holmes e Watson affermano: perché il sistema sanitario esiste per loro, anzi è di loro proprietà. Quindi, se nel 2018 una Legge certifica, sulla base di consolidate evidenze scientifiche e sociali, la necessità di attivare “l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere” (la Medicina di genere-specifica) ciò DEVE essere fatto impiegando le risorse necessarie e non lasciato soltanto alla buona volontà di pochi professionisti, ricercatori, volontari, per quanto generosi e competenti. La pianificazione, in un Paese serio, non può essere affidata alla casualità.
LEGENDA Acronimi:
IRCCS Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
AGENAS AGEnzia NAzionale per i Servizi sanitari regionali
AIFA Agenzia Italiana del FArmaco
ISS Istituto Superiore di Sanità
MdG Medicina di Genere-specifica
ARS Agenzia Regionale Sanitaria
HPV Human Papilloma Virus: virus del papilloma umano
PDTA Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale
ONDA ETS Osservatorio Nazionale salute della DonnA Ente del Terzo Settore
DDL Disegno Di Legge