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Il "giallo" della Medicina Genere Specifica : terza puntata di Roberto Amici

Sherlock Holmes e il dr. Watson si perdono nelle scartoffie. Ma qualcosa trovano.
Continuo ad approfittare della scomparsa di Conan Doyle, i cui diritti d’autore sono cessati, e
della mia (indebita) appropriazione del suo personaggio (immortale): Sherlock Holmes. Il
quale, per comprendere qualcosa del “giallo” della Medicina di genere ha dovuto indagare a
fondo tra scartoffie, norme, leggi, linee guida, delibere, determine. E, se non fosse stato per il
fido Watson, non a caso medico, si sarebbe forse perso.
Nella puntata precedente eravamo arrivati alla tardiva consapevolezza pubblica (italiana e
internazionale) che la Medicina di genere è importante davvero e che riguarda entrambi i
sessi. Essa, non a caso, è l’antesignana della “Medicina di precisione”. I nostri investigatori si
erano chiesti quindi quali fossero state le conseguenze di tale consapevolezza finalmente
raggiunta.
E’ dunque arrivato il momento di comprendere che diavolo abbiano fatto i governi e il mondo
accademico (le “autorità”), una volta acquisito che la Medicina di genere è cosa seria e che
riguarda ciascuno di noi, quale che sia il sesso? Per non essere travolti dalle scartoffie,
cercherò di sintetizzare, sperando di non annoiare i miei sette lettori: i due più curiosi
troveranno una LEGENDA * degli acronimi in fondo al testo.
1) L’Italia, sul piano istituzionale-normativo, è stata abbastanza brava: già nel 1998 fu
attivato al Ministero della salute, presso il Dipartimento Pari Opportunità, un progetto
intitolato “Una salute a misura di donna” e, dall’inizio del 2000, sono partiti altri
progetti dell’AGENAS, dell’ISS, dell’AIFA sulla sperimentazione farmacologica
differenziata per i due sessi, sulla salute di genere, sui rapporti fra questa e
l’appropriatezza clinica. Nel 2011, all’ISS nasce il Reparto “Malattie degenerative,
invecchiamento e Malattie di genere”, nel 2017 il “Centro di riferimento delle Malattie
di genere”.
2) L’OMS nei primi anni 2000 istituisce un Dipartimento “Genere, donne e salute”, con
iniziative atte a definire i determinanti delle malattie e delle disuguaglianze di genere e
ad aumentare la cultura su tali temi. Poi sono state via via disegnate strategie di
intervento (nel mondo e in Europa) per azioni nel campo della valutazione dei dati
(comparati fra i sessi), su possibili politiche mirate e su piani formativi finalizzati alla
comprensione delle differenze e, quindi, a modalità organizzative nei sistemi sanitari
che ne tenessero conto.
3) In Italia, nella Legge-delega n.3 del 2018, che interviene sulla sperimentazione clinica
e sulla riorganizzazione delle professioni sanitarie, “compare” l’art. 3 che recita:
“Applicazione e diffusione della Medicina di Genere nel Sistema Sanitario Nazionale”.
Sono identificati gli attori, le azioni, le aree per percorsi clinici, ricerca, formazione,
comunicazione. Quindi Regioni e Università (previsto un vero e proprio “Piano
formativo”) sono investiti di impegni, si direbbe, cogenti. In effetti nascerà poi, con la

Conferenza Stato-Regioni, nel 2019, il “Piano Nazionale per la diffusione della
Medicina di Genere”: una potenziale rivoluzione. Il Ministro della Salute, inoltre, è
incaricato, anche con l’istituzione di un Osservatorio nazionale apposito, di redigere
ogni anno una relazione alle Camere sullo stato di attuazione di quanto
previsto/prescritto.
4) Dunque, a questo punto, i passi fondamentali erano stati compiuti: individuato il
problema e la sua importanza (la Medicina di genere), comprese le cause (biologiche,
sociali, economiche, religiose, culturali ecc.), identificati i soggetti e i passi per
affrontarlo: la Legge, la Conferenza Stato-Regioni, il Piano nazionale, l’Osservatorio
nazionale, la Relazione annuale al Parlamento.
5) E il Piano nazionale del 2019 indica effettivamente cosa bisogna fare:
a) Muoversi su quattro Aree di intervento: Percorsi clinici (prevenzione, diagnosi, cura
e riabilitazione), Ricerca e Innovazione, Formazione e Aggiornamento
professionale, Comunicazione e Informazione;
b) Scegliere un Referente per ogni Regione, che, con un Gruppo tecnico regionale,
coordini le attività di diffusione della Medicina di genere nell’ambito regionale
previste dal Piano;
c) Intervenire, per ciascuna delle quattro Aree, con Azioni specifiche, condotte da
precisi soggetti che le devono attuare, utilizzando gli Indicatori necessari per la
verifica;
d) Tutto ciò per: identificare le modalità necessarie ad “implementare” le azioni,
realizzare un sistema di rete regionale della Medicina di genere, definire ulteriori
indicatori “stratificati”, attivare un sito regionale sulla Medicina di genere,
promuovere la definizione di obiettivi per le Aziende e per gli IRCCS sulla Medicina
di Genere.
E quali erano/sono i Soggetti coinvolti o da coinvolgere nella strategia, negli interventi, nelle
azioni previste/prescritte dalla Legge e dal Piano nazionale? Ciascuno secondo il proprio
ruolo, ma avendo tutti specifiche funzioni nell’espletamento delle azioni, diligentemente
fissate in tabelle analitiche: Il Ministero della Salute, l’ISS, l’AGENAS, le Regioni, gli Enti e le
Aziende del Servizio Sanitario Nazionale: le Aziende sanitarie territoriali ed ospedaliere, le
Università, gli IRCCS, le Società scientifiche, l’AIFA, gli Ordini professionali, l’INAIL, il
Ministero del Lavoro, il MIUR, le Fondazioni, ERANET, ERC, CNR, le “Associazioni”, i Comitati
etici.
Dunque, lo Sherlock Holmes di Conan Doyle (pure lui, come è noto, laureato in Medicina) e il
dr. Watson, metodo scientifico alla mano, si domandano: ci sono tutti gli elementi perché
l’ambizioso progetto della Medicina di genere arrivi o sia arrivato a buon fine? E, in questo
“giallo”, c’è o ci sarà stata una vittima? E, nel caso ci sia, troveremo il colpevole? Oppure c’è o
ci sarà stato un eroe? Certo: alla prossima e ultima puntata.
*La LEGENDA promessa:
AGENAS: Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali

ISS: Istituto Superiore di Sanità
AIFA: Agenzia Italiana del Farmaco
OMS: Organizzazione Mondiale della Sanità
IRCCS. Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
INAIL: Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro
MIUR: Ministero Università e Ricerca
ERANET (European Research Area NETwork)
ERC (European Research Council)
CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Commenti (1)

  • JACK

    12 Agosto 2026 at 15:57 |
    Questo articolo analizza l'evoluzione normativa e organizzativa della Medicina di Genere in Italia, evidenziando il ruolo fondamentale dei sistemi informativi sanitari per la raccolta di dati stratificati per sesso e la definizione di indicatori di performance. La Legge 3/2018 e il Piano Nazionale 2019 hanno istituito un Osservatorio nazionale e referenti regionali per coordinare la diffusione di questa disciplina, che richiede un'infrastruttura informatica robusta per il monitoraggio e la valutazione delle disuguaglianze di genere in sanità. Presso la Telkom University Surabaya, gli studenti di Sistemas de Información studiano come i sistemi informativi sanitari possano supportare politiche di equità e migliorare la qualità delle cure attraverso l'analisi dei dati disaggregati.

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