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La sanità e il ruolo delle Regioni di Claudio Maria Maffei

Comincio la mia collaborazione con un tema ostico: il governo regionale della sanità delle Marche. Quando leggerete questo “pezzo” le elezioni regionali si saranno già tenute. E quindi è il momento giusto per ricordare il ruolo delle Regioni nel governo della sanità e quindi l’importanza di imparare a ragionare su questo tema in modo responsabile e consapevole vista l’importanza che sta assumendo la sanità nella vita di tutte le famiglie. Non è un caso, infatti, che nei sondaggi la prima preoccupazione dei marchigiani sia la sanità. A giustificare questa preoccupazione ci sono tanti segnali, a partire dalle liste di attesa per le visite e gli esami, i tempi di attesa ai Pronto Soccorso, la difficoltà a trovare nuovi medici di medicina generale, il funzionamento intermittente delle guardie mediche e così via. Tra i segnali più preoccupanti ci sono poi la carenza di iscrizioni al Corso di Laurea per Infermieri e la carenza di domande a Specializzazioni chiave come quelle di Medicina d’Emergenza-Urgenza e di Anestesia e Rianimazione.

Molti di questi problemi ce l’hanno un po’ tutte le Regioni, ma sta a ogni singola Regione trovare il modo migliore per affrontarli visto che ha sufficiente autonomia per provarci. E qui sta il nodo: cosa si può fare per migliorare la nostra sanità regionale? Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire da due considerazioni di tipo generale, che sono la premessa di qualunque ragionamento sul tentativo di difendere la sanità pubblica, quella che in Italia è rappresentata dal Servizio Sanitario Nazionale, bene prezioso da difendere a tutti i costi:

  • il fondo sanitario, e quindi le risorse economiche, che lo Stato mette a disposizione della sanità pubblica in Italia sono poche, almeno rispetto a molti altri Paesi Europei: poco più del 6% del Prodotto Interno Lordo (PIL);
  • il personale sanitario, come già anticipato, almeno in questa fase in Italia è difficile da trovare per molti motivi, dal trattamento economico inadeguato alle condizioni di lavoro disagiate.

Date queste due premesse di cornice, cosa possono fare le Regioni per offrire dentro questi vincoli, la migliore tutela possibile della salute dei cittadini? La risposta è facile da sintetizzare, ma difficile da tradurre in pratica: fare delle scelte “coraggiose, ma giuste”. Abbiamo alcuni dati che ci aiutano a capire quali potrebbero essere queste scelte, il principale dei quali è che in Italia e nelle Marche è presente e crescente la quota di popolazione che ha superato i 65 anni. Se guardiamo l’indice di dipendenza strutturale degli anziani (il rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e la popolazione in età attiva 15-64 anni, moltiplicato per 100) nelle Marche è arrivato 41,6% contro il 37,8% della media italiana. La crescita della popolazione anziana vuol dire crescita del numero di persone con malattie croniche (pensiamo alle demenze) e con problemi di autosufficienza. Nello stesso tempo le famiglie sono sempre meno numerose e gli anziani vivono sempre più spesso da soli. In questa situazione la scelta giusta è fare quanto di più possibile per assistere le persone anziane con problemi di patologia cronica e di  non-autosufficienza a casa loro o in strutture dignitose con costi ridotti a carico delle famiglie. Alle persone anziane va offerto un ricovero in ospedale solo quando strettamente necessario per il periodo più breve possibile. Come si può riuscire in questa impresa di dare una risposta diversa ai bisogni delle persone più fragili come sono le nostre persone anziane?

Ci si può riuscire se si fanno le scelte “coraggiose, ma giuste” di cui parlavo prima. Eccone alcune

  • avere pochi (non pochissimi, ma certo meno di quelli che ci sono adesso nelle Marche) ospedali per acuti molto efficienti con tutto il personale e le tecnologie che servono;
  • avere servizi territoriali molto più robusti in grado di farsi carico dei problemi delle persone più deboli e fragili, a partire dagli anziani, ma non solo loro (pensiamo ai problemi dell’area della salute mentale a tutte le età);
  • avere un sistema dell’emergenza territoriale (il 118) che collega tempestivamente tutto il territorio comprese le aree interne agli ospedali (pochi) con il Dipartimento di Emergenza e Accettazione e quindi tutto quel che serve alla gestione della stragrande maggioranza delle emergenze;
  • avere una rete capillare di ambulatori aperti nelle 24 per la gestione delle urgenze minori;
  • avere una forte integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali;
  • fare prevenzione e promozione della salute a tutte le età.

Ma attenzione: tutte queste scelte vanno prese contemporaneamente. Se si tengono aperti tutti gli attuali ospedali e anzi li si vuole potenziare  tutto il resto non si potrà fare perché mancheranno il personale e più in generale le risorse per farlo. 

E allora valutiamo attentamente la politica sanitaria che la nuova Giunta farà per aiutarla a correggere il tiro per metterla in discussione se non si farà aiutare. La salute è troppo importante per lasciarla in mano solo ai politici.

Claudio Maria Maffei

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