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Le sacche di sangue gettate. Di chi la colpa? di Roberto Amici

Saranno state 300, come dice l’Assessore, o 1500, come dice Fanpage? Lo diranno, spero, la Commissione d’inchiesta (interna? regionale?) ed eventualmente l’Autorità giudiziaria. Le notizie che ho sono solo giornalistiche e, quindi, impossibile emettere giudizi sulla vicenda specifica. Tuttavia alcuni spunti sono preziosi per analizzare l’evento. 

In primo luogo l’immediata posizione difensiva e minimizzatrice di chi gestisce. Che non è altro che l’altra  faccia, sempre di chi gestisce, dell’abituale presentazione trionfalistica, accolta dai media in modo acritico, del “nuovissimo” apparecchio, del “nuovo” ospedale. Poi, il classico scarico di responsabilità, che parte dal cosiddetto “vertice” e scende via via verso il “basso”: chi non sapeva, che non era stato informato, chi doveva fare ma non ha fatto. In terzo luogo, lo testimoniano le mail pubblicate da Fanpage, l’ambiguità dei messaggi di chi sta al “vertice”: ordina-dispone di lavorare meglio e di più, senza occuparsi se questo è possibile con le risorse esistenti, ma preoccupandosi molto di più che la faccenda non si sappia all’esterno. È facile prevedere che, nell’inchiesta interna, saranno soprattutto indagate e perseguite le “spie”. Ben poche sono le garanzie certe per i “whistleblower”.

Ricordate la storia del generale Cadorna che, dopo Caporetto, attribuiva ai soldati la responsabilità della sconfitta? Fu sostituito dal generale Diaz. Che, però, cambiò totalmente l’approccio proprio con i soldati e modificò non pochi aspetti organizzativi. Dimostrando l’ovvio, che ciascuno può dedurre.

Ecco, gli aspetti organizzativi. Perché la domanda da porsi, sulle sacche di sangue gettate, è se si tratti di un evento, come si dice, “sentinella”. Quindi se solo occasionale e raro. Naturalmente lo stesso va indagato per comprendere ed eliminare le cause che lo hanno prodotto. Va però anche compreso se sia invece il segnale di una prassi organizzativa, che può produrre danni e che forse ne ha già prodotti.

Uno degli elementi in gioco è la carenza di personale, che ha interrotto la sequenza di azioni consecutive al prelievo dai donatori e al trattamento necessario successivo, per rendere il sangue e i derivati utilizzabili. Già nota? Improvvisa? Imprevedibile?

Forse riusciremo a saperlo, ma, nella prassi organizzativa, accade altre volte (o, addirittura, è la regola) che le assenze per ferie, pensionamento, malattia o altro ancora, non siano tempestivamente risolte? Ogni volta che è noto da tempo che un medico, uno psicologo, un infermiere, un tecnico, un fisioterapista od altre figure professionali verranno a mancare, davvero le procedure per la sua sostituzione sono perfezionate in modo che subito egli sia sostituito? Il caso classico è quello del pensionamento.

E’ evidente che nel caso delle sacche di sangue, anche per l’esplosione mediatica, le conseguenze sono state gravi e clamorose. Quindi: indignazione, scandalo, ricerca delle colpe. Ma pensiamoci bene: se cittadini in terapia psicologica e/o psichiatrica, per l’analogo errore organizzativo, rischiano di rimanere senza trattamento? Certo non ne parlano i giornali, ma il danno è certo grave. E altrettanto se manca un medico della Terapia intensiva o del Pronto Soccorso: le conseguenze sono mediaticamente meno clamorose, ma certo gravissime, inevitabilmente peggiorando l’assistenza nella fase dell’emergenza. E se manca un infermiere dell’assistenza domiciliare, i pazienti prima seguiti improvvisamente si trovano privi del supporto indispensabile. Non è gravissimo anche questo?

E’ colpa di chi improvvisamente manca? E’ colpa di chi non ha segnalato in tempo la carenza che si sarebbe verificata? E’ colpa del manager che, per risparmiare, ritarda i tempi della sostituzione con un concorso o con una assunzione a tempo determinato? E’ colpa del Governo che taglia i fondi?

E, per analogia: ai governi che si sono succeduti era forse sfuggito (o semplicemente avevano altro da fare) che il numero dei medici (e degli infermieri!) sarebbe stato via via assolutamente insufficiente? Eppure, la proiezione su questo dato di fatto è nota da almeno 20 anni. Ma i dati non sono quello su cui si basano le decisioni, che invece sono influenzate dalle liti dei talk televisivi o dal ridicolo gossip su ministri imprudenti o dai calcoli elettorali. Quando non dalle chiacchiere da bar.

Io una risposta possibile alle domande che ho posto, l’avrei. Che ne pensano i lettori di questa rubrica?

Commenti (3)

  • Franco

    05 Aprile 2026 at 13:27 |
    Proprio così come hai descritto è oltre 40 anni che si smura sistematicamente sanità e anche scuola e pensare che in un biglietto da visita di una nazione civile ci dovrebbero essere scritto SANITÀ E SCUOLA gratuita e per tutti.
    Buona Pasqua e come dice un mio volto amico Buona Fortuna!

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    • Roberto Amici

      14 Aprile 2026 at 17:21 |
      E'assolutamente vero che, quali che siano stati gli orientamenti politici dei governi, la sanità ha subito da molto tempo un progressivo depauperamento di risorse. Certo, come la scuola e l'Università. A maggior ragione è necessario capirne le cause, sia quelle macro (le decisioni centrali a livello nazionale) sia quelle micro a livello regionale, aziendale. Per questo i cittadini devono pretendere di essere informati e non solo con i proclami autoelogiativi di chi decide, facilmente accolti dai media.

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  • Luisella Tamagnini

    05 Aprile 2026 at 20:24 |
    Penso che intanto sarebbe bastato fermare le donazioni, cosa più logica, anche perché, semplicemente per chi dona, è importante non sentirsi presi in giro. Mio figlio è un donatore e la cosa gli ha fatto girare molto le scatole. Si chiama mancanza di rispetto, ma dove sta più il rispetto, oggi?

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