Violenza e profumi di Roberto Amici
“La violenza è un virus letale per la democrazia”. Come non essere d’accordo con il Presidente Mattarella? Una frase, riportata dai media, dopo gli avvenimenti in Val di Susa.
E, qualche giorno prima, “Aumento del 120% di chiamate ai telefoni antiviolenza sulle donne in Spagna, dopo la vittoria ai mondiali” su tutti i giornali. Oltre il doppio! Peraltro, storia antica, documentata, non solo sui media, di violenze cresciute sulle donne, dopo le gare calcistiche delle Nazionali: sia che vincessero, sia che perdessero. E avvenute sia sulle appassionate di calcio che su quelle che del calcio non si interessavano.
E, nei giorni scorsi, alcuni “escursionisti” (così definiti da un “giornalista”) israeliani hanno aggredito palestinesi in Cisgiordania, senza fare distinzioni fra uomini, donne e bambini, con grande equanimità. Per cacciarli.
Il tema fondante della nostra Associazione è la salute della donna, evoluto poi, con l’avanzare della scienza, nella salute genere specifica (quindi, di tutti i sessi). E, la violenza, e le sue conseguenze, rientrano dunque nel perimetro degli argomenti di cui è indispensabile, per noi, parlare. Quella sulle donne, in primo luogo, ma anche la violenza in tutte le sue manifestazioni.
E allora mi è venuta una curiosità. Nata dall’impressione che, negli ultimi 30-40 anni, si sia via via creato un clima che, in qualche modo, ci preparasse antropologicamente ad una graduale accettazione della violenza.
Ho scelto un indicatore: i nomi dei brand di profumi. Quanto di più gradevole, etereo, fragrante, innocente di un profumo? Eppure. Eppure, ho esplorato i nomi scelti da primarie Aziende produttrici di profumi negli anni passati e, con modalità crescente, ho trovato nomi particolarmente significativi: Egoiste, Only the Brave, I Am, Me, Boss, Bad Boy, Supremacy, Invictus, Sauvage. Sono solo alcuni esempi. Si tratta di nomi in cui è innegabile siano esaltati disvalori come il narcisismo, l’arroganza, il dominio, il potere, la seduzione aggressiva. E, se pensate alle immagini dei video pubblicitari, riconoscete questi disvalori nei volti e nei corpi, naturalmente bellissimi, dei modelli e delle modelle: eternamente corrucciati, con sguardo minaccioso o allusivo, con incedere maestoso oppure impossibile per le leggi della fisica.
Se la mia curiosità è legittima (e lo chiedo a chi legge, anche) e l’osservazione appropriata, la domanda è: si tratta solo di una transitoria scelta commerciale, della testimonianza neutra di come oggi la società è, oppure di una strategia (consapevole o non) per prepararci ad un mondo di violenza?
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Gabriella
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