Salute Mentale e/o Psichiatria, tra luoghi comuni pregiudizi - seconda puntata di Angelo Meloni
Continuando la nostra disamina dei luoghi comuni e pregiudizi che tormentano la Scienza Psichiatrica, in questo articolo ci soffermeremo su: Farmaci e cura della malattia mentale. Anche su questo argomento, infatti, si sentono e si leggono molti luoghi comuni privi di fondamento scientifico e fuorvianti per la persona che si trovasse nella necessità di assumere farmaci psichiatrici. Di seguito elenchiamo i principali:
I farmaci psichiatrici creano dipendenza : FALSO
La dipendenza non la crea il farmaco ma la persistenza della malattia, qualora si smetta di assumere il farmaco. Infatti la maggior parte delle malattie psichiatriche sono malattie croniche, di conseguenza vanno curate per tutta la vita, come il diabete e l’ipertensione.
I farmaci psichiatrici “rimbambiscono” : FALSO
Non tutti i farmaci psichiatrici hanno azione sedativa (cioè “rimbambiscono”). Quelli che hanno questo effetto (benzodiazepine, tranquillanti maggiori) vengono usati proprio in quei casi in cui è utile e indispensabile un’azione sedativa. Per gli ansiolitici (benzodiazepine) l’azione sedativa è necessaria proprio per placare lo stato ansioso o l’attacco di panico o la crisi di angoscia. Per i tranquillanti maggiori (neurolettici) l’azione sedativa è fondamentale per attenuare l’aggressività, l’agitazione psicomotoria o il pensiero delirante tipici di alcune forme di psicosi, quindi per proteggere il paziente e chi gli sta intorno dalle conseguenze di questi stati psichici.
I farmaci psichiatrici alterano/inibiscono la volontà e la libertà dell’individuo. FALSO
E’ vero invece il contrario: proprio attraverso le cure farmacologiche psichiatriche il soggetto può liberarsi dai condizionamenti mentali che la malattia impone (idee ossessive, deliri, allucinazioni, ecc.) e tornare a pensare liberamente con la sua mente.
In linea generale, quindi, è evidente che ci sono molti pregiudizi che afferiscono alla Psichiatria e alle sue modalità operative e di cura. L’inguaribilità delle malattie psichiatriche è uno di questi, laddove, riflettendoci un attimo, ci rendiamo conto che la maggior parte delle malattie che conosciamo non guariscono, cioè sono malattie croniche. Pensiamo, come prima accennato, al diabete, che richiede una terapia a vita se si vuole tenere sotto controllo la glicemia; all’ipertensione, anch’essa bisognosa di farmaci presi costantemente per tenere sotto controllo i valori pressori ed evitare rischi di infarto o ictus; all’artrosi nelle sue varie forme, che si può curare nei periodi di riacutizzazione in vari modi ma non guarisce mai lasciando sempre le cartilagini articolari danneggiate. Quello che è fondamentale capire è la differenza tra guarigione e cura. La vera guarigione (cioè un ritorno completo dell’organismo alla condizione precedente la malattia) è possibile in linea generale solo per le malattie infettive (influenza, morbillo, alcune forme di epatite, ecc.) e ovviamente per le malattie chirurgiche, nelle quali l’intervento risolve la patologia (anche se spesso apporta comunque modifiche strutturali al corpo trasformandolo in uno diverso rispetto a prima della malattia e dell’intervento). In tutti gli altri casi le malattie si curano ma non guariscono. La cura, quindi, ha lo scopo di controllare o eliminare le manifestazioni della malattia (come nel caso del rialzo glicemico per il diabete) senza però risolvere il danno provocato dalla malattia (alterata produzione di insulina nel pancreas nel caso del diabete).
Continueremo nei prossimi articoli l’approfondimento e la conoscenza delle basi della Scienza Psichiatrica.
A presto
Senigallia, 21 dicembre ’25