Il rene questo cavernicolo di Stefano Santarelli
Credo che gli argomenti principali che tratterò nella mia collaborazione con QUISALUTEDONNA saranno centrati soprattutto su quello che è stato il protagonista della mia attività lavorativa, che mi ha riempito di grandi momenti di soddisfazione: il rene.
Per la verità quando, appena laureato, ero alle prese con la possibile scelta di una specializzazione, la prima che mi venne in mente era Cardiochirurgia. Preferivo le branche chirurgiche, credevo che tra esse quella che mi avrebbe permesso di operare sul cuore sarebbe stata il massimo e che da quella scuola avrei potuto avere molte più gratificazioni rispetto alle altre. Il rene sapevo che esisteva ma non mi interessava.
Poi, il CUORE…!? Nei giorni di festa appena passati abbiamo fatto a tutte le persone che ci sono care AUGURI DI CUORE. Per i compleanni, i matrimoni, l’inizio di un’attività lavorativa, il pensionamento e chi più ne ha più ne metta, facciamo sempre: AUGURI DI CUORE. Anche questa cosa mi suggeriva che la mia scelta dovesse essere obbligata anche perché quando mai abbiamo fatto o ci siamo sentiti fare: AUGURI DI STOMACO, DI INTESTINO O DI RENE?!
Poi però il mio percorso, con brevi deviazioni verso la Gastroenterologia, la Medicina d’Urgenza e la Chirurgia Generale è approdato nel 1993, quasi per caso, verso la diagnosi e la cura delle Malattie Renali presso la U.O. Nefrologia e Dialisi di Jesi diretta, allora, dal Dott. Piero Pacchiarotti che, oltre che essere un grande medico e maestro, è stato ed è una persona dotata di una sensibilità umana e di una onestà al di fuori del comune: un grande maestro anche di vita.
In quel momento non sapevo se sarei riuscito ad appassionarmi a questi organi, tra i più nascosti nel nostro corpo, alla loro funzione ed a curare con amore le malattie che li colpiscono e che portano a sofferenze grandi e lunghe forse paragonabili solo a quelle dei tumori.
Nel cercare motivazioni scoprivo che il documento più antico che riguarda questi organi è la raffigurazione di un rene di bronzo rinvenuto tra gli scavi archeologici di un tempio nell’isola di Cipro e datato intorno al 3000 a.C.
Gli Ebrei ben conoscevano i reni in quanto osservavano e descrivevano l’anatomia degli animali che usavano sacrificare, ma non li consideravano organi emuntori, li associavano all’habitus morale, alla coscienza, alla emotività. Al cuore si attribuiva il ragionamento, il pensiero, i reni erano invece la sede della gioia, dei desideri ma anche del dolore e della scontentezza. Tutto questo assimilava molto cuore e reni.
La curiosità e la passione iniziavano a crescere.
Anche nella Bibbia i riferimenti ai reni erano sempre come organi sede della moralità:
Sì, si inaspriva il mio cuore,
rimanevano trafitti i miei reni,
essendo io stolto, ignorante, un vero animale davanti a te.
(Salmi , 73: 21 – 22)
Troviamo, sempre nella Bibbia, riferimenti sulle conoscenze anatomiche dei reni anche curiosi, molti sono quelli sul grasso che li avvolge considerato un cibo pregiato, simbolo di lusso e opulenza. Nell’Esodo era scritto:
Prenderai tutto il grasso che avvolge le viscere,
il lobo del fegato, i reni con il grasso che vi è sopra,
e li farai ardere in sacrificio sull’altare.
(Esodo, 29: 13)
Per quanto riguarda le sofferenze corporee la convinzione era che esse derivassero dall’abbandono dell’uomo da parte della divinità e che, quando accadeva, i reni fossero i primi ad essere interessati e a marcire.
Queste convinzioni vennero meno con l’era dei grandi filosofi che iniziarono a studiare il corpo e le sue malattie. Fu Ippocrate che introdusse il primo modello di ricerca: un malato (entità psicosomatica), una malattia (governata da regole), un medico (aiutante della natura e servo dell’arte praticata). L’apparato urinario, che era stato in precedenza trascurato, divenne un protagonista, forse tra i più importanti, della ricerca di allora su diagnosi prognosi e cura.
Gli Aforismi della scuola Ippocratica sono una testimonianza molto bella, considerando l’epoca, anche per la loro modernità:
In quelli a cui, nell’urine che siano spesse, vengono fuori insieme lacerti carnosi piccoli come capelli, queste sostanze vengono eliminate dai reni.
L’orina trasparente, incolore, è cattiva. Essa è così soprattutto nei casi di frenite (nefrite).
Nei casi in cui si formano delle bolle nelle orine, ciò significa che i reni sono affetti e che la malattia sarà lunga.
Da quel momento la simbologia ed i significati metaforici del passato vengono meno, sostituiti dalla comparsa della scienza moderna con la sua razionalità. Tuttavia questo non avviene del tutto perché anche oggi vengono utilizzate frasi come “Ho le reni a pezzi” per dire che siamo stanchi, o “Ti spezzo le reni” per colpire verbalmente una persona.
Questa è cosa buona e, da nefrologo che si è poi innamorato del suo lavoro, mi sento di dover rivendicare una posizione del rene non subalterna al cuore e ribaltare quanto scritto all’inizio di questa mia, tra l’altro i reni, oltre a quando detto sopra, nell’antichità erano considerati anche sede di augurio.
E quindi mi presento a voi con: AUGURI A TUTTI DI RENE per il nuovo anno appena iniziato.