Divario di salute tra i sessi di Roberto Amici
Divario di salute fra i sessi di Roberto Amici
Ci sono novità nel 2026? Sembra di sì: prevenire fa bene anche all’economia?
Ancora un articolo da “Salute internazionale” di grande interesse. È di Tiziana Lavalle, che, citando anche un’ampia bibliografia, aggiorna un tema fra i più dibattuti: il divario di salute fra i generi. Partendo da un dato: le donne vivono più a lungo, ma pagano con una salute peggiore questo relativo privilegio.
Non si tratta, per quanto statisticamente documentata, di una osservazione nuova. L’Autrice però analizza il fatto basandosi su un rapporto del World Economic Forum (WEF) e del Mc Kinsey Health Institute (MHI): il “CARE for women” del 2026. Esso affronta in modo a mio parere originale e innovativo la questione.
In primo luogo, si concentra su tre condizioni non ancora patologiche ma che possono rappresentare un segnale precoce di possibili evoluzioni: alcune di quelle potenzialmente responsabili del deterioramento di salute in età avanzata. Si tratta della presenza di calcificazioni arteriose mammarie, il rischio cardiovascolare e metabolico (pre-eclampsia o diabete gestazionale), la depressione peri-natale. L’individuazione precoce di queste condizioni potrebbe favorire la prevenzione di malattie importanti e delle loro conseguenze negli anni successivi. Tiziana Lavalle descrive in modo analitico con quali modalità e con quali interventi organizzativi il rapporto WEF/MHI suggerisce sia possibile quest’opera di prevenzione: decisori politici ai vari livelli, direttori generali, operatori, consultori sono invitati ad una serie di iniziative concrete. È possibile farlo migliorando anche azioni già abituali, che però dovrebbero prevedere in più aspetti di valutazione del rischio: ad esempio nel corso degli abituali screening ginecologici, inserendo voci specifiche nei Fascicoli Sanitari Elettronici ed altro ancora.
C’è poi un aspetto ulteriore che l’Autrice sottolinea e che documenta un aggiuntivo valore del Rapporto: la riduzione del rischio di patologie e, quindi, l’incremento di salute che ne può derivare sulla vita delle donne, sarebbe un moltiplicatore economico: l’investimento produrrebbe un ritorno, calcolato con un Indice: il ROI (Return of Investment). Ritorno dovuto alla riduzione dei costi assistenziali e alla migliore capacità produttiva. Se a questo argomento non sembra particolarmente sensibile la classe medica (giustamente attenta ai risultati diretti in termini di salute), esso dovrebbe essere però motivo di particolare attenzione da parte dei decisori politici, spesso, al contrario, meno preoccupati dei problemi di salute dei cittadini e più di quelli economici.
L’articolo: Tiziana Lavalle- “Gender gap di salute” -Salute Internazionale- 8 luglio 2026
https://www.saluteinternazionale.info/2026/07/gender-gap-di-salute/