L'eredità epigenetica: cosa possiamo ereditare dai nonni, dal padre e dalla madre? di Rosita Gabbianelli
Un equilibrato apporto calorico è necessario anche durante l’età adolescenziale visto che studi su diverse generazioni di individui mostrano che un eccesso di cibo nei maschi all’età di 9-12 anni aumenta il rischio di neoplasie nei loro nipoti maschi. Un eccesso di cibo nelle bambine di età 8-10 anni è stato associato a un aumento del rischio di sviluppare diabete nei nipoti. Questo effetto è legato all’eredità epigenetica transgenerazionale.
Possiamo “beneficiare” dell’eredità epigenetica dai genitori per acquisire fattori che migliorano la nostra salute? Si, mediante studi preclinici si è osservato che una dieta con un corretto apporto di acidi grassi polinsaturi omega-3 nei padri prima del concepimento, aumenta la lunghezza dei telomeri nella prole (telomeri più lunghi sono associati a una età biologica minore).
Inoltre, il consumo paterno di germogli di broccolo, ricchi di sulforafano, e bere tè verde, previene il cancro mammario nella prole mediante meccanismi epigenetici ereditabili dai padri ai figli.
La trasmissione transgenerazionale dei benefici cognitivi associati all'esercizio fisico, anche dopo due generazioni, suggerisce che un allenamento fisico moderato può avere effetti positivi duraturi, probabilmente orchestrati da un insieme specifico di miRNA (tratti di RNA non codificante in grado di regolare l’espressione genica e l’entità delle proteine sintetizzate dalle nostre cellule) che esercitano la loro influenza su più generazioni.
Cosa occorre previlegiare? Gli studi mostrano che l’alimentazione della madre, sia in gravidanza che durante l’allattamento, può influenzare il gusto per le verdure nel bambino.
I neonati durante lo svezzamento apprezzano poco il sapore delle verdure preferendo quello dolce del latte. Al contrario, se la madre assume verdure diverse in gravidanza può trasferire al feto alcune molecole che favoriranno l’apprezzamento delle verdure durante lo svezzamento.
Dovrebbe essere sempre preferito l’alimento biologico o quanto meno prodotto senza pesticidi visto l’impatto negativo che questi hanno a dosi bassissime sullo sviluppo neuronale. Studi di metanalisi su alimenti non biologici e biologici, mostrano che le colture di grani biologici contengono meno residui di cadmio e un contenuto più elevato di antiossidanti. Il latte biologico risulta essere più ricco di acidi grassi polinsaturi, omega 3, acido linoleico, alfa tocoferolo e ferro. Gli alimenti da agricoltura biologica mostrano un migliore profilo lipidico e proteico. La carne biologica contiene più acidi grassi polinsaturi e omega 3 rispetto a quella da animali allevati in maniera convenzionale.
I figli di madri che si alimentano con prodotti biologici presentano un minor rischio di eczema durante i primi due anni di vita. Inoltre, l’indice di massa corporea di soggetti che consumano una dieta biologica equilibrata risulta inferiore rispetto ai soggetti che fanno uso di prodotti ottenuti da produzione convenzionale non biologica.
La nutrizione materna dovrebbe tener conto del corretto apporto nutrizionale, mediante l’ausilio di un biologo/medico nutrizionista affinché possa assumere la giusta quantità di proteine di origine animale (preferibilmente da carni bianche e pesce piccolo) e vegetale (legumi + cereali integrali), di vitamine, di sali minerali, di acqua, di carboidrati complessi e di lipidi nel corretto rapporto tra saturi/monoinsaturi/polinsaturi, facendo sempre attenzione a mantenere il rapporto tra omega 6: omega 3 pari a 5:1.
Cosa occorre evitare/ridurre nel consumo? Certamente gli alimenti ultra-processati, le carni rosse e gli insaccati, le bevande caloriche/alcoliche, i grassi saturi di origine animale e vegetale (olio di cocco, olio di palma), gli zuccheri semplici. I prodotti contenenti grassi saturi e zuccheri (es. glucosio, fruttosio), favoriscono la risposta pro-infiammatoria.
Inoltre, un costante e elevato consumo di zuccheri semplici promuove un alto livello di glucosio ematico che favorisce la formazione di prodotti di glicazione avanzata (AGEs), che facilitano l’aumento dello stress ossidativo, la disfunzione mitocondriale (riduzione nella produzione di energia), l’insulino-resistenza e la lipotossicità a cui consegue un accelerato processo di invecchiamento cellulare.
Alimenti come la pizza, le carni cotte al forno o alla griglia, le carni processate, etc. hanno un alto contenuto di AGEs rispetto alle verdure, la frutta, lo yogurt kefir, il latte, i fagioli, i cereali da colazione al naturale, etc. Le strategie per la prevenzione potrebbero comprendere l’utilizzo di inibitori della loro formazione o ancora meglio il consumo prevalente di alimenti freschi.
La nutrizione può influenzare l’età biologica di un soggetto? Cosa è l’età biologica e perché può differire da quella cronologica? Perché è utile conoscere l’età biologica di un soggetto? Le risposte nel prossimo editoriale.