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Presentazione

Siamo un gruppo di persone, donne e uomini, che hanno preso atto della persistenza nella nostra società di condizioni che penalizzano il genere femminile. Appare quindi necessario agire concretamente perché tutte le espressioni sessuali godano degli stessi diritti.

Già nel 1979 l’ONU adottò la CEDAW (Convention on the Elimination of all forms of Discrimination Against Women), diventata Trattato internazionale, firmato e poi ratificato da oltre 100 Stati.

Il contesto storico e politico che ha determinato condizioni penalizzanti il genere femminile si è costruito ed è costituito ancora da una serie di elementi: pregiudizi culturali, religiosi, familiari, scarso o non riconosciuto ruolo nella ricerca scientifica, difficoltà di accesso alle opportunità professionali, sottovalutazione del valore della produzione artistica e letteraria, assegnazione preconcetta a ruoli di cura familiare o ancillari o di accudimento e, quindi, alla ridotta possibilità di una concreta partecipazione alla vita sociale, politica, economica e conseguente ridotto potere decisionale sia privato che pubblico.

Se poi l’OMS, nel 2009, ha prodotto un Rapporto (“Women and Health. Today’s Evidence, Tomorrow’s Agenda”) in cui si denunciavano le gravi disuguaglianze di genere nel campo della salute, risulta evidente come, fra i diritti fondamentali, anche quello alla salute mostrasse ancora gravissime carenze.

Così, nel 2011, abbiamo deciso dovessimo mettere in campo, con l’Associazione Qui Salute Donna, nata come Onlus e poi recentemente diventata OdV (Organizzazione di volontariato), tutte le azioni possibili per dare un contributo a rimuovere gli ostacoli che ancora si frappongono al raggiungimento di una parità fra i generi.

Ciò nella consapevolezza che, se il campo della salute è quello in cui riteniamo di doverci prevalentemente muovere, il raggiungimento di tale parità non può che essere il risultato di altri cambiamenti/innovazioni nel più vasto ambito della società nel suo complesso.

Bernardine Patricia Healey, Direttrice dell’Istituto di Cardiologia dell’Istituto Nazionale della Salute degli USA, già negli anni ‘90, pubblicò un Editoriale (“The Yentle Syndrome”) sul The New England Journal of Medicine in cui dimostrò come la ricerca nell’IsLtuto fosse svolta solo su uomini e animali maschi, con le conseguenze immaginabili sui risultati, che invece venivano poi, ai fini delle terapie e degli effetti collaterali, considerati sovrapponibili su entrambi i sessi. Fu un editoriale che fece scalpore e che poi le ricerche successive dimostrarono assolutamente fondato e generalizzabile.

Solo più tardi e gradualmente la ricerca ha cominciato ad introdurre protocolli di studio che tenessero conto delle differenze biologiche di genere. Ciò ha comportato via via una maggiore considerazione anche degli aspetti genetici ed oggi il progresso scientifico, anche grazie agli studi sul genere, va verso una medicina cosiddetta “di precisione” o personalizzata.

In Italia dal 2017 esiste il Centro di riferimento per la malattia di genere presso l’Istituto Superiore di Sanità; inoltre, sulla base della Legge 3/2018 sono nati un Piano Nazionale e un Osservatorio per la Medicina di genere (2019) che diffonde periodici Report sul tema.

La nostra Associazione si inserisce in tale quadro sociale, scientifico e normativo, con l’intenzione di promuovere azioni concrete che diffondano il tema descritto fra i cittadini e fra gli operatori della salute, ma anche fra i decisori delle politiche sanitarie. Infatti, nonostante una consapevolezza migliorata, ancora non è adeguatamente compreso come le disuguaglianze nel campo della salute siano la conseguenza di discriminazioni dipendenti dal contesto culturale, economico, religioso.

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